TWIN PHREAKS I:I segreti di Twin Phreaks

CAPITOLO TERZO

Corpo e mente di Jettero Heller

Jettero non aveva mai avuto una stampante.
Per la verità c’era stato un periodo nel quale aveva costretto la sorella a fungere da dispositivo di stampa, e per raggiungere lo scopo le aveva fatto studiare per mesi e mesi le forme esatte di tutto il set ASCII di quattro o cinque fonts.
Aveva anche ottenuto qualche risultato: 80 CPS, italics, reverse.
Ma la richiesta di stampare graficamente i suoi capolavori in Deluxe Paint, per la piccola Ilaria Heller era stata davvero troppo; così niente stampante e nessuna possibilità per me di poter trovare da qualche parte nell’appartamento l’hardcopy di un file potenzialmente utile per risolvere il caso.-
Il patologo legale eseguì con rapidità l’autopsia sul cadavere di Jet.
La morte era avvenuta per asfissia, compressione della trachea, ma la vittima non era stata tramortita da corpi contundenti né da scariche elettriche.
Insomma, poco prima di morire era perfettamente cosciente, o meglio, cosciente nei limiti biologici che il suo cervello gli imponeva.
Tutto ciò aveva un preciso significato: considerata la mancanza disegni di lotta nella piccola camera della vittima, il giovane Heller conosceva il suo assassino.
Il neurologo del competente distretto riesumò dagli archivi cartelle cliniche datate 1975 nelle quali veniva attestata la malattia del sistema nervoso centrale di Jettero, nota anche nel campo scientifico come”Sindrome di Cougar”.
In pratica non fu aggiunto nulla di rilevante a ciò che già sapevo;lessi e rilessi il referto medico-legale:l’autopsia era stata completamente inutile dal punto di vista pratico e l’unica curiosità fu il ritrovamento nello stomaco del defunto di tre microfloppy, due dei quali si dimostrarono ancora funzionanti.
Ma per chiunque avesse conosciuto Jettero,questo non rappresentava un mistero.
Egli aveva trascorso la sua inutile vita bevendo Coca-Cola (almeno due litri al giorno)e inserendo dischetti.
Si sa,può capitare di fare confusione, così un bel giorno il fanciullo si era bevuto l’Amos Creator mentre cercava disperatamente di formattare 200cc della bevanda versati nel DF0:.
Il drive non ne aveva minimamente risentito, potenza della meccanica NEC,Jettero invece aveva vomitato sprites e fondali per i tre giorni successivi.-
Alphabit stava”smanettando” su una bruttissima conversione di BombJack uscita da qualche giorno.
La morte del ragazzo gli era stata del tutto indifferente, al punto che mi decisi ad inserirlo nella lista dei sospettati proprio perché mi apparve troppo tranquillo.
Rimaneva la parte più difficile, il movente dell’omicidio.
Jettero aveva preso l’abitudine di svegliarlo tutte le mattine, all’alba,per fare due chiacchiere in chat; così , grazie ai 26 Mega di ASCII-captured di tutti i chat, Alphabit avrebbe potuto delineare meglio di chiunque altro il profilo psicologico della vittima.
Ecco cosa ricavammo:Rain Man l’avete visto tutti, no?Bene, Heller non era esattamente un autistico ma il suo cervello, il cui sviluppo era rimasto bloccato per la maggior parte delle attività normali,si era paurosamente evoluto solo in una particolare direzione.
C’era qualcosa che il ragazzo sapeva fare meglio degli altri…ma dannazione, cosa?A priori fu escluso il sesso, ogni altra possibilità rimaneva aperta.- HAL era stato un tempo un valido hacker, poi aveva accettato un’offerta della SIP per sysoppare un chat VDT ed ora languiva in un ufficio semibuio solo con il suo terminale.
La sua ragazza non aveva accettato questo tradimento all’eletta categoria dei phreakers lasciandolo per sempre.
Era un uomo finito.
Fu lo stesso Alphabit ad indirizzarmi da lui, e finalmente mi fu fornito il primo valido movente per l’assassinio: Jettero ricattava HAL da settimane,voleva una NUI valida per il 1421 che l’ex hacker pentito avrebbe dovuto rubare in SIP, altrimenti egli aveva minacciato di fargli perdere il posto di lavoro hackerando il VAX con il quale HAL gestiva la sua messaggeria.
Quandosi accorse che conoscevo perfettamente i fatti, HAL cedette e confermò tutto; ovviamente negò con fermezza di essere l’autore del delitto, ma questo era prevedibile.
Le minacce di Jettero l’avevano veramente spaventato, segno evidente che la permanenza in SIP aveva rimosso dalla sua mente lo spirito del violatore di sistemi grazie al quale egli era stato un tempo una delle figure più in vista del mondo degli hackers.
Era chiaro che nessuno ancora sapeva che il defunto Mr. Heller non aveva la minima idea di come si hackerasse un VAX, anzi per un lungo periodo di tempo aveva creduto che lo stesso termine “VAX” fosse una marca di detersivo.
Sicché il suo era un enorme bluff… o no ?-
Il funerale di Jettero si svolse il giorno dopo, e fu una cerimonia breve, con pochi intervenuti.
Egli infatti aveva avuto tanti amici quanti erano gli utenti regolari di QSD, circa tre; è vero, frequentava molte persone, ma in maggioranza si trattava di rapporti di lavoro.
Silver Spring e AMF piangevano silenziosamente.
All’inizio mi sembrarono gli unici a mostrare un po di un po di umanità verso il defunto,poi seppi che le loro lacrime erano dovute ad una comunicazione ricevuta pochi minuti prima: sulla porta Itapac MI-28721 non si riusciva più a scroccare l’accesso.
Quando i miei pensieri tornarono a Jettero la cerimonia era finita ed il ragazzo poteva riposare per sempre.
I familiari tornarono a casa subito dopo l’estremo addio al loro congiunto e si misero davanti alla lavatrice a vedere “Highlander” (lavatrice ?Già , il videoregistratore l’aveva installato Jettero).
Le videocassette erano un’altra delle sue manie.
Un giorno lo incontrai in GBC mentre litigava con un commesso: lo stava accusando di vendere cavetti riconosciuti come difettosi già in fabbrica! Infatti, c’era o non c’era scritto “SCART” ? Comunque, anche l’eventuale traffico delle videocassette piratate era una valida pista;dovevo assolutamente sapere chi fosse il fornitore del loozer, anche per fargli i miei personali complimenti: era riuscito a spacciare a Jet “La corazzata Potemkin”come seguito di”Caccia a Ottobre Rosso”.
Mentre ero immerso in questi pensieri, squillò il telefono.
Mi precipitai all’apparecchio: Natas.
La sua voce vibrava, era senza dubbio angosciato e spaventato.
Pronunciò solo poche parole: “Ho una confessione da fare”.

 

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